I Piani e la Dispersione Dei Risultati

Siamo a marzo, un momento eccellente per un primo bilancio. Questo gennaio, nel periodo d’oro dei buoni propositi, mi sono seduto a tavolino, ho guardato al 2026 e ho tracciato una linea dritta che partiva da me in quel momento, per arrivare al mio obiettivo a dicembre. Che fosse risparmiare 10.000€, mettermi in forma o lanciare un nuovo progetto, il mio cervello si immaginava un percorso lineare, ragionevole, controllabile.

Ho stilato un bel piano. Ma dal momento in cui l’inchiostro si è asciugato sulla carta, quanto è lecito attendersi che quel piano diventi realtà?

Il Cono dell’Incertezza

Man mano che ci allontaniamo dal “Giorno 1”, il tempo passa e la realtà inizia a tirare i suoi dadi. Un guasto all’auto, un’opportunità di lavoro inaspettata, un’epidemia di influenza, l’incontro fortuito con una persona che ti cambia la prospettiva.

Più andiamo avanti, più i risultati possibili tendono a disperdersi. In meteorologia lo chiamano cono dell’incertezza: a 24 ore di distanza sanno più o meno dove colpirà l’uragano, a 5 giorni di distanza l’area di possibile impatto si allarga a dismisura, rendendo la traiettoria quasi imprevedibile.

Il tuo piano accurato e diligente è per certi versi simile alla media matematica di tutti i possibili scenari che immagini. È il risultato più noioso, “piatto” e paradossalmente è improbabile che si verifichi esattamente come lo hai immaginato.

A causa di questa dispersione, basta un singolo evento casuale nell’arco dell’anno per spingerti verso esiti completamente divergenti. Puoi tranquillamente passare da quello che doveva essere “un anno normale” all’anno peggiore della tua vita, oppure – udite udite – all’anno di gran lunga migliore di sempre.

Il tuo controllo sul risultato finale è tragicamente limitato.

Gettare la spugna?

Significa forse che non bisogna più darsi da fare? Che tanto vale gettare il piano nel caminetto, stappare una birra e lasciare che l’entropia faccia il suo corso?

Assolutamente no, ed è qui che risiede il paradosso. Come diceva Dwight D. Eisenhower: “I piani sono inutili, ma la pianificazione è indispensabile.”

Le basi per aumentare le probabilità di risultati positivi le gettiamo con il nostro lavoro, la nostra preparazione e la nostra prontezza. Se non fai i compiti a casa (risparmiare, studiare, allenarti, curare le tue relazioni), quando la dispersione della vita ti lancerà un’occasione fantastica addosso, tu non avrai le energie, le facoltà o il tempo per coglierla.

Il lavoro conta moltissimo, e il processo di pianificare è vitale per fare ordine mentale, ma il documento che ne esce è in gran parte inutile, o lo diventa presto. È una mappa logica di un territorio caotico.

Il Potenziale dell’Opzionalità

Pianifichiamo e fatichiamo non per eseguire un copione alla virgola, ma per costruirci uno stato di convessità (grazie, Nassim Taleb).

Se sei preparato, quando la sfortuna colpisce (e colpirà, perché i risultati si disperdono anche verso il basso), subirai un danno, ma sopravviverai perché sei resiliente. Ma quando la variabilità gioca casualmente a tuo favore, sarai nella posizione privilegiata di ottenere guadagni asimmetrici.

Il tuo duro lavoro non serve a controllare magicamente il futuro, serve a farti trovare nel posto giusto e con la carriola pronta quando piove oro.

I Punti Deboli

Smontiamo un attimo la tesi prima che lo facciate voi nei commenti. Se il piano perde rapidamente di efficacia e i risultati sono ampiamente distribuiti dal caso, c’è il rischio di cadere in alcune valutazioni superficiali:

Quali sono i miei meriti?

“Eh, vedi, non ho raggiunto l’obiettivo perché il caso ha voluto così”. Accettare la dispersione dei risultati non deve mai trasformarsi in una scusa per assolversi dai propri sbagli. Così come, d’altra parte, non dovrebbe autorizzarci a prenderci tutto il merito quando le cose vanno molto bene, ignorando il ruolo della fortuna. Noi non abbiamo il pieno controllo sull’esito finale, ma abbiamo l’assoluto controllo sull’impegno, sulla costanza e sul duro lavoro che ci mettiamo ogni giorno per spostare la media delle probabilità a nostro favore.

Senza il piano, che faccio domattina?

Facciamo chiarezza: non sto suggerendo di vivere allo sbando. Avere un piano è senza dubbio d’aiuto, specialmente quando è appena stato stilato ed è ancora “fresco”. Quel pezzo di carta ti permette di dare una bussola iniziale ai tuoi sforzi e di concentrare le energie quando parti da zero. Tuttavia, con il passare del tempo e l’accumularsi di eventi inattesi, quel piano perderà aderenza con la realtà. Ti servirà qualcosa di stabile ed affidabile nel lungo periodo e questi sono i tuoi sistemi e le tue abitudini. Il piano ti dà la direzione iniziale, ma sono le abitudini a farti andare avanti nell’ignoto. Non darti solo un piano come “correre la maratona il 20 ottobre”, datti come sistema “allenarmi tre volte a settimana e mangiare bene”. Il piano fallisce al primo infortunio mentre il sistema regge e ti tiene in marcia nell’incertezza.

E sul lungo periodo?

La statistica ci rassicura con il concetto di regressione alla media. Nel lunghissimo periodo (decenni), l’accumulo dei tuoi sistemi e del duro lavoro dovrebbe smussare i picchi e le valli del caso, riportando i risultati verso una media favorevole e prevedibile. Come in finanza, no?

Temo che non funzioni così: la regressione alla media richiede diversificazione. Senza di essa, i risultati possono rimanere divergenti e potresti non sopravvivere abbastanza a lungo da vedere un ritorno alla media. Torniamo alla finanza: se scommetti tutto su una singola azione (zero diversificazione), la dispersione potrebbe distruggerti per sempre, non c’è nessuna garanzia che torni in pari. Se invece investi in un portafoglio azionario globale ben diversificato, su 12 mesi c’è molta variabilità, ma su un orizzonte di 20 anni la regressione alla media prende il sopravvento e lo trasforma in una scelta molto più prevedibile. Puoi introdurre diversificazione nella tua vita? Forse, vale la pena pensarci.

Quello che sicuramente vale la pena fare è pianificare, lavorare duro, costruirsi i propri sistemi, tenersi un buon margine di energie e risorse. E poi prepararsi a buttar via il piano quando la vita, inevitabilmente, deciderà di sorprenderti.

Approfondimenti

Vuoi farti esplodere il cervello su questi concetti?

  • Antifragile di Nassim Nicholas Taleb. Per capire come trarre profitto dal caos, dagli shock e dall’incertezza.
  • Atomic Habits - Piccole abitudini per grandi cambiamenti di James Clear. Per capire perché i sistemi e le abitudini quotidiane battono gli obiettivi (e i piani) a lungo termine.
  • Giocati dal caso sempre di Taleb. Per capire l’impatto degli eventi casuali nella vita e smettere di credere di avere sempre tutto sotto controllo.

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