Tatismo

Le responsabilità altrui non ci devono rendere ciechi verso quello che possiamo fare noi.

NOTA: Ho riscritto questo articolo il 21 luglio 2021.

Molti di noi hanno una naturale tendenza: quando qualcuno ha la responsabilità formale di qualcosa diventiamo ciechi a quello che possiamo fare noi per migliorare le cose.

Chiamo questo fenomeno tatismo: è lo stesso atteggiamento del bambino che, di fronte ad un problema, aspetta che sia la tata a risolverlo senza provare a dare il suo contributo. In parte lo fa perché si sente insicuro, in parte per pigrizia o incuria.

Osservo questo atteggiamento in molti adulti, me incluso.

C’è un buco nel muro delle scale condominiali? Responsabile è l’amministratore! Non mi salta in testa di prendere un po’ di stucco, otturarlo e dargli una mano della vernice che mi è avanzata dal tinteggiare casa. Mica sono un muratore!

C’è un collega molesto ed inopportuno? Responsabile è il dipartimento di risorse umane! Non mi salta in testa di farci due chiacchiere amichevoli per fargli capire che il suo comportamento è offensivo e pericoloso. Mica sono bravo con le persone!

C’è un tizio parcheggiato nel posto degli invalidi? Responsabile è la polizia municipale! Di sicuro non prenderò il numero di targa, né scriverò un messaggio al padrone del mezzo per fargli sapere che non ci si comporta così. Mica sono un bacchettone!

Il tatista trova mille motivi per cui chi ha la responsabilità formale di qualcosa ha fallito, senza considerare mai quello che avrebbe potuto fare per risolvere la cosa.

Quali sono le cause

La tendenza dipende in parte dalla cultura del biasimo, in cui chiunque commette un errore viene punito. In un tale ambiente non c’è beneficio a mettersi in gioco quando non si è obbligati o ricompensati. Si preferisce stare nelle retrovie ed osservare anche quando tale atteggiamento limita i benefici per tutti, noi inclusi.

Anche l’educazione che diamo ai bambini ha un ruolo nel problema: non li facciamo rischiare e li puniamo ogni volta che sbagliano. Perché dovrebbero provare?

Non da meno è l’impatto della scuola: dovevi studiare la scoperta delle Americhe e ti presenti con una ricerca sui sistemi militari precolombiani? Chi te l’ha chiesto? L’argomento dell’interrogatorio rimane quello che ho deciso io. Insufficiente.

La scuola, la famiglia e la società sono state impostate attorno al sistema industriale: fai quello che dice il tuo contratto, non sconfinare. Se sbagli verrai punito. Se fai qualcosa di buono che non ti è stato chiesto non te ne verrà in tasca nulla.

Perché dovremmo combatterlo

Questo modo di fare è terreno fertile per il vittimismo e la passività. Se qualcun altro ha la responsabilità di qualcosa, noi siamo solo osservatori passivi e fragili degli eventi. Diventiamo dipendenti da chi è responsabile per noi. Distrugge la nostra sicurezza e la nostra intraprendenza e ci spinge a delegare ogni cosa, poiché noi non siamo certo esperti.

Chiunque di noi può creare una immensa quantità di valore per noi, per le nostre famiglie e comunità e per il mondo intero. Trattenerci perché sarebbe responsabilità di qualcun altro è deprimente. Gioca contro la nostra felicità, contro la nostra libertà, contro la nostra capacità di migliorare, contro la nostra sicurezza e contro ciò che di più bello c’è nella natura umana: la voglia di creare qualcosa di bello, darsi da fare e risolvere problemi.

Cosa possiamo fare

Prima di tutto essere consapevoli del problema.

Convincersi di poter dare un contributo in ogni cosa, senza arroganza ma senza timore reverenziale.

Non aspettarsi ricompense per ogni minima cosa che facciamo. La vita ce l’hanno regalata, possiamo anche permetterci di essere altruisti ogni tanto.

Smettere di condannare gli errori altrui. Gli errori vanno portati allo scoperto, capiti e corretti, non puniti. Smettere anche di mortificarsi per i propri errori.

Coinvolgere i bambini, lasciarli rischiare, spingerli ad essere intraprendenti e provare. Lasciamo che creino valore, non sono peluche da tenere in una teca!

Copertina by Luke Michael on Unsplash

Prima di lasciarci…

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