I nuovi ruminanti

Ho riscritto questo articolo il 23 Aug 2021.

Amici miei,

Sapete che le mucche hanno uno stomaco concamerato, con parti diverse ognuna per una fase della digestione e, tra le varie fasi, il cibo può tornare in bocca per una ulteriore masticata, detta ruminazione.

Avete mai pensato che lo stesso capita a noi col più nobile dei cibi dell’essere umano, il pensiero?

Qualche tempo fa ho assistito ad un acceso battibecco tra vicini di casa. “Qualche tempo” è ormai diventato mesi ma spesso mi torna alla mente quel momento e… rumino. Penso a quale sarebbe stato il comportamento da tenersi, chi avrei dovuto sostenere, chi aveva ragione. Soprattutto, visualizzo nella mia mente le immagini ed i suoni del diverbio che sarebbe seguito al mio immaginario intervento e mi carico di emozioni negative.

Le mucche digeriscono alla grande, ma noi perché ruminiamo?

La perfetta macchina delle associazioni

Il nostro cervello è una macchina raffinata. Una delle sue doti principali è fare libere associazioni.

In un ambiente naturale è un vantaggio importante. Ad esempio ci permette di associare un luogo alla presenza di cibo (o di tigri affamate) ed agire di conseguenza. Permette di sfruttare al massimo ogni nostra esperienza e nel caso dell’uomo anche di sfruttare le esperienze altrui che ci vengono raccontate.

Non ci sarebbe bisogno che ve lo faccia notare ma lo faccio lo stesso: oggi nessuno di noi vive in un ambiente naturale. In questo momento siete davanti ad uno schermo mentre leggete questo testo, scritto a centinaia di chilometri di distanza; con ogni probabilità siete in un ambiente con illuminazione, temperatura ed umidità controllate e ben lontano da qualsiasi tigre o arbusto di more commestibili.

Ma la differenza più grande, per i nostri cervelli, è la quantità ed intensità di stimoli a cui siamo sottoposti. Guardate il TG del mattino e in 15 minuti avrete ricevuto più informazioni, sempre emotivamente cariche, rispetto a quelle che un membro della isolata tribù Pirahã riceve in un decennio.

Non ci siamo ancora adattati a questo nuovo ambiente, ecco perché tanti di noi soffrono di ansia e vivono in continua apprensione, soffocati dalla valanga dei propri pensieri irrilevanti e negativi.

Che cosa possiamo fare per limitare i danni, in attesa di evolvere in homo relaxatus nelle prossime decine di migliaia di anni?

Controllare gli stimoli

Come avrete notato dal mio racconto, il mio ruminare si è originato da un evento carico di emozioni a cui ho assistito. A mia discolpa c’è da dire che non posso fare molto se nella tromba delle scale due vicini se ne dicono di tutti i colori. Tuttavia capita spesso che ci andiamo a cacciare noi stessi in queste turbe.

Ancora oggi, a distanza di quasi due decenni, mi vengono i brividi a pensare alla bambina di The Ring. Sarò io un fifone, ma sono seriamente pentito di aver visto quel film e la collezione horror di mia sorella. Io mi sono cacciato in quella situazione.

Non solo, non avete idea di quanto mi facesse inalberare vedere 8 e mezzo ed i vari talk show di politica. E l’invidia per quel compagno di università che postava sempre le sue foto dai Caraibi su Instagram? Ma che caspita faceva sempre ai Caraibi?!

Conoscete di sicuro qualcuno che si sta distruggendo a colpi di fake news, complottismo e rabbia. Qualcuno che non riesce più a vedere la realtà, che vede mostri ovunque e che non riesce a non parlare di quella ennesima notizia oltraggiosa che ha visto postata da La Refubblica su Feisbuk.

Non lo conoscete? Allora o siete un saggio eremita oppure lo trovate in bagno: sta davanti allo specchio, andate a vedere.

Spero questo non sia il caso per nessuno di voi, amici miei, ma se vi state esponendo a stimoli negativi, il ronzio nella vostra testa continuerà ad aumentare ed il vostro benessere a diminuire. Il solo consiglio che posso darvi è di tagliare il vostro costoso cordone ombelicale ed assumere un rigido controllo delle informazioni che ingerite.

Svuotare la mente

Sarebbe bello riuscire a svuotare la mente da tutto questo rumore e riportarla al momento presente. Potremmo essere più concentrati su quello che facciamo, goderne di più, essere più efficaci.

Questo è uno dei promessi benefici della meditazione, di solito sussurrato ed espresso in termini esotici difficili da pronunciare.

Meditare è una pratica ormai comune e studiata da un punto di vista scientifico. È una frontiera interessante ed a costo zero, che possiamo tutti esplorare.

Pratico meditazione da più di un anno, seppure in modo poco disciplinato. Il mio punto di partenza è stato un’app, Medito, creata da una no-profit la cui missione è rendere la meditazione accessibile a tutti come strumento di benessere psicologico. È gratis e disponibile per Android ed iOS, quindi perfetta per i vostri piani di indipendenza finanziaria.

Vorrei raccontarvi la mia esperienza personale con la meditazione in termini entusiasti e coinvolgenti. La verità è che ne ho tratto un beneficio limitato, anche a causa della mia incostanza. Voglio però provare qualcosa di nuovo. Siccome sono lungi dal risolvere il problema della “mente blaterante”, proverò ad affrontare questa sfida in modo serio ed a documentarla qui sul blog.

Come funzionerà la cosa? Cercherò di provare varie tecniche di respirazione e visualizzazione, da utilizzare sia quando mi accorgo che i miei pensieri sono negativi e fuori controllo, sia quando svolgo una sessione di meditazione. Man mano che l’esperimento progredisce descriverò la mia esperienza.

Elaborare il vissuto

Bene, abbiamo visto che la mente ha la tendenza a rimuginare su stimoli passati e li riporta alla luce anche in occasioni inopportune, partendo da associazioni libere. Abbiamo anche visto come possiamo combattere questo fenomeno: eliminando gli stimoli tossici e svuotando la mente praticando la meditazione.

Quello che ci manca è capire che ruminare non è sempre un male. Torniamo alla sfuriata dei miei vicini. Le domande che mi pongo ancora, mentre rumino, non sono domande stupide: cosa avrei potuto fare? Chi aveva ragione? C’era modo di intervenire?

Riflettere sulle esperienze passate ha un valore non molto diverso dal valore che ha la ruminazione per le mucche: ci permette di ritornare, in un momento di calma, su qualcosa che abbiamo assorbito ma che dobbiamo ancora elaborare a pieno.

Ed ecco la terza pratica che vi propongo, questa sì raccontata in termini entusiastici. Riflettete! Io lo faccio ogni mattina, su un diario cartaceo. Riempio almeno una pagina con i miei pensieri, quello che mi turba, idee, sogni o progetti. È una pratica che va avanti da anni e non ho ancora saltato un singolo giorno. Mi permette di lasciarmi alle spalle gran parte delle animosità, di vedere più chiaro e raffinare la mia mappa della realtà.

Bene amici, spero che questo articolo vi sia stato utile. Se avete altre strategie da condividere per gestire meglio il nostro ruminare, scrivetelo nei commenti!

Copertina by Jonas Koel on Unsplash

Prima di lasciarci…

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