Scappo e vado a vivere in un borgo

Questa lettera fa parte della serie Punti di vita.
L’autore di Finanza Cafona ha pubblicato il suo punto di vista qui.

Ah caro mio,

Saresti il benvenuto nel nostro covo di pirati! Lasciami condividere con te la mia esperienza, magari ti è di aiuto per organizzare la tua fuga.

Sono nato in una metropoli sudamericana. Di essa ricordo che la bicicletta la usavo solo dentro casa, che al parco si andava una volta al mese e che non dovevo dare confidenza a nessuno pena il rapimento. Ho scoperto solo in seguito che intendevano rapimento alla lettera, mica l’uomo nero di cui raccontano qui le nonne.

Quando avevo 8 anni mia madre, sola e con due pupetti, è emigrata in Italia dove, nonostante l’appoggio dei suoi genitori, la fatica è stata tanta. Intendo fatica per lei: io da bambino, prima nel litorale Messinese e poi nelle Alpi lombarde, mi sono divertito un mondo.

Nell’età adulta ho vissuto in 2 metropoli: Milano, dove ho studiato ed accettato il mio primo lavoro, e Vienna, da tempo considerata tra le migliori città in cui vivere al mondo. Vivere in città è stato difficile, ho sacrificato troppo alla carriera e le cose attorno a me si stavano deteriorando. Mia moglie è stata con me in tutto questo, soffrendo più di me.

Alla fine abbiamo deciso di mollare la metropoli e trasferirci in una città più piccola e vivibile, facendo i pendolari. Le cose andavano migliorando ma non ci bastava, quindi, dopo aver bruscamente mollato la droga di cui ero strafatto, un allucinogeno di nome CDLS (Contratto Di Lavoro Subordinato), lasciamo la cittadina per tornare sui monti.

Siamo tornati in un borgo montano a fine febbraio 2020. Non torneremmo indietro per niente al mondo. Credo che il 90% della popolazione, esclusa la fascia nel decennio 15-25 anni, potrebbe trovare in provincia un ambiente ideale.

No, non è così figo, questa è una foto by Tim Trad.

I problemi della città e perché ci si vive

Ho poco da aggiungere a quello che hai già detto tu su Roma, sintetizza bene tutti i problemi della città. Ma se le cose stanno così perché gran parte delle persone vive in città?

Anche tu hai notato che nella giovinezza la città ha grandi attrattive: è avventurosa, c’è tutto, ti puoi muovere e trovare gli amici e vivere avventure. In provincia sei più limitato e se hai visto solo lei non ti basta, quindi la città è attraente proprio in quel momento in cui stiamo decidendo che cosa fare della nostra vita da adulti.

A 20 anni scegliamo la città, ci godiamo forse 5 anni di avventura, rimpiazzati ben presto dallo stress del lavoro, dai soldi che non bastano e dall’ambiente squallido. Siccome siamo avversi al cambiamento, finché non si rompe qualcosa di grave restiamo nella stessa situazione, bolliti a fuoco lento come rane.

Le potenzialità del borgo

Hai ragione tu: il borgo ha un enorme potenziale, in particolare per creare nuove comunità. Nella società moderna la comunità di base è, triste ma vero, l’azienda.

Pensa ora ad un’azienda con uffici in un borgo in riva al Lago di Garda, immerso nella natura e nella bellezza; ti verranno in mente molti di benefici imprenditoriali concreti:

  • Si vive tutti vicini e si frequentano gli stessi luoghi quindi non è necessario fare le solite costose e noiose attività di team building;
  • Un ufficio in città è molto più costoso rispetto ad uno in un borgo, quello che si risparmia si potrebbe investirlo per offrire alloggi ai dipendenti;
  • I tempi di trasporto casa-ufficio sono ridotti quindi i dipendenti sono più freschi, riposati e grati e la produttività aumenta;
  • Si potrebbe reclutare ovunque in Italia, offrendo una esperienza lavorativa unica e più umana rispetto alla concorrenza.

Ehi voi, imprenditori, basta guardare il palazzo Unicredit a Milano con la bava alla bocca, quella roba è per mezze calzette col complesso di Napoleone. Borghetto is the new palazzone!

Se non spendi 50.000€ all’anno in pulizia vetri non sei nessuno. Photo by Caterina Beleffi.

I problemi del borgo

Mi accennavi alle tue preoccupazioni per la scuola ma la formazione che ottieni nei piccoli paesi è comparabile a quella che ottieni in città, salvo casi eccezionali.

La vera questione è un’altra e tu l’hai già intuita: vuoi dare un vantaggio ai figli. Vantaggio… per cosa? Che cosa vuoi fornire ad un figlio? Qual è il tuo dovere nei suoi confronti? Vale la pena pensarci molto bene. Ti accenno il mio pensiero in modo molto breve, se vorrai parleremo ancora di questo tema.

Un genitore non dovrebbe avere aspettative sui figli. Niente sogni di fare il medico, niente aspettarsi che salvi il mondo né che faccia soldi a palate. Se hai aspettative su una persona, soprattutto se queste aspettative non sono chiare e condivise, esse rovineranno la vostra relazione; ciò non vale solo coi figli ma con chiunque.

L’unica cosa di cui dovresti preoccuparti è la sua felicità. Non intendo il piacere edonista, bensì quel senso di serenità che hai quando sai che sei nel posto giusto, con le persone giuste e stai facendo la cosa giusta: sei felice quando non cambieresti la tua vita con qualcun altro, nonostante le eventuali difficoltà.

Se invece vuoi che tuo figlio raggiunga un obiettivo imposto da te sei condannato in partenza; non hai diritto d’imporgli le tue misure di successo ed è improbabile che lui le asseconderà. Non sto dicendo che i figli possano fare quello che vogliono: esistono regole sensate che si devono seguire e la disciplina ha valore; dico invece che i genitori non hanno diritto né potere nel decidere gli obiettivi di vita di un figlio.

Ehi, diteci la vostra nei commenti!

Invece, ecco qualcosa da considerare: in un borgo potresti avere più controllo sulle tue finanze e migliorare la tua indipendenza finanziaria. Significa meno stress e più tempo con tuo figlio, quello sì che gli darebbe una gioia poco comune!

Archiviamo per ora la questione figli, voglio parlarti di alcuni problemi che abbiamo trovato nei piccoli borghi, per esperienza diretta:

  • Hai meno scelta. Di solito non è un problema ma un beneficio, ti semplifica la scelta, tuttavia ci sono delle volte in cui la carenza di opzioni è fastidiosa. Questo riguarda ogni aspetto della vita, dal provider internet alle amicizie. L’aspetto positivo è che di solito c’è una città entro poche decine di chilometri in grado di soddisfare ogni tuo raro bisogno.
  • Sei costretto ad avere un’automobile oppure ad inventarti soluzioni di mobilità furbe. Noi vorremmo fare a meno dell’auto, visto che costa uno sproposito, ma non siamo ancora riusciti ad organizzarci mentre in città è più fattibile, per ora.
  • Noti di più le assurdità. Ad un certo punto non sarai più abituato a certe stravaganze e potresti diventare meno tollerante. Io ad esempio ho un brivido al vedere gente che porta a spasso un cane indisciplinato; se una specie aliena si affacciasse sulla terra penserebbe che sono i cani a comandare. Temo che sia vero: in un piccolo comune si diventa un po’ socialmente bigotti, credo sia perché meno esposti a stimoli poco comuni. Con Internet il problema è meno grave, bastano 5 minuti di Instagram al giorno ed hai la tua salutare dose di assurdo.

Sfide degne di essere accettate

Hai toccato una questione importante parlando delle sfide con cui misurarci, dell’impossibilità di emergere a Roma e del fatto che affrontare le sfide e prendersi la responsabilità dei risultati sia qualcosa che un poco manca alla nostra generazione.

Siamo nati a fine anni '80. Che idea vi siete fatti a riguardo?

Hai presente la legge di gravitazione universale di Newton? Non mi sono drogato, ora mi spiego; essa dice che:

Due corpi si attraggono in modo direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale alla loro distanza elevata al quadrato.

L’impatto che puoi avere su un problema è governato da una legge simile. La massa è l’insieme delle tue risorse e capacità, mentre la distanza è la sfera che vuoi influenzare. Faccio qualche esempio:

  • Elon Musk, risorse e capacità enormi, ambisce con la sfida di Tesla ad anticipare di circa un decennio l’avvento delle automobili elettriche. Per favore, rileggilo. Parliamo di uno degli imprenditori di maggior successo al mondo, ricchissimo e brillante come pochi, con un seguito enorme e, in una delle sue missioni più impegnative ed ambiziose si pone come obiettivo plausibile di anticipare di 10 anni qualcosa di inevitabile. Una schifezza di risultato? Dipende, il fatto è che lui cerca di influenzare una sfera enorme come la mobilità globale, per questo il suo impatto non sembra molto eclatante ma è significativo.
  • Un pastore a caso, quasi nullatenente, ignorante e vecchio, può cambiare la vita ad un bambino dandogli cibo, alloggio ed una possibilità di sopravvivere. La massa è minima, ma la distanza pure, quindi l’impatto sulla sfera che vuole influenzare è grande ed evidente.

Ecco dove voglio arrivare: in un piccolo borgo puoi avere un impatto importante e tangibile sulle persone che incontri e sulla tua comunità. Ti basta ristrutturare una casa per migliorare la via in cui abiti ed il valore delle case adiacenti; ti basta frequentare gli eventi della biblioteca per darle entusiasmo e coinvolgere più persone. In un borgo hai ogni giorno la possibilità di fare qualcosa di significativo in un modo che in città non è possibile o non è tangibile.

Conclusione

Viva il borgo ed alla prossima lettera! A chiunque ci abbia letto, dai scrivete la vostra 😉

Ti ricordo che questa lettera fa parte della serie Punti di vita.
Leggi la prospettiva di finanzacafona.it nella sua lettera.

Copertina by Michael Lämmli on Unsplash

Prima di lasciarci…

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