Lezioni dalla genitorialità (0-6 mesi)

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Da ogni esperienza possiamo trarre degli insegnamenti. Più ricca è l’esperienza più le lezioni sono interessanti.

Fare il padre procura tante gioie quante sfide. Ecco alcune delle cose che ho imparato in questi primi 6 mesi.

1) Sono tutti esperti

Quando si ha una leggera infarinatura su un argomento cadiamo nella illusione di sapere: troppo ignoranti per capire che non sappiamo ma con abbastanza nozioni per dare aria alla bocca. Tutti virologi durante la pandemia, vero?

Sul fare il genitore sono tutti pronti a dare consigli. Il lettino a 3 mesi no, non farlo dormire nel lettone, le copertine devono essere corte e per dormire mettigli la Macarena suonata da Mozart.

Ogni situazione è unica ed i consigli non sono buoni per tutti.

C’è poi il fatto che una parte rilevante della puericultura del XX secolo è spazzatura pseudoscientifica. Le pratiche di allattamento che usavano quando ero bambino io sono perfette… per smettere di allattare entro i 2 mesi. Lo svezzamento a 3 mesi a colpi di liofilizzati sono l’ideale per approcciarsi ai cibi solidi in modo malsano. Lasciar piangere un bambino di 1 mese senza prenderlo in braccio per non “viziarlo” è una barbarie inutile. E così via, dovrebbero scriverci un libro.

Persino gli esperti si basano ancora, spesso, su conoscenze vetuste, frutto di anni in cui la medicina era più speculazione intellettuale che rigore scientifico. Non che le cose siano poi migliorate molto.

Bisogna educarsi a dovere.

  • Informarsi per tempo sull’allattamento materno e la puericultura. La Leche League ha un ottimo manuale, la cui edizione italiana purtroppo non è più in vendita ma si trova ancora in biblioteca. Altra risorse affidabile è il manuale di Uppa.
  • Diffidare di chi vende qualcosa, teme una denuncia o cerca approvazione.
  • Non preoccuparsi di andare contro corrente. Oggi è normale essere sovrappeso e depressi, meglio non essere normali.

2) La coperta è corta

Crescere un figlio richiede impegno, tanto impegno. Non c’è fine alle cose da fare.

Le nostre aspettative rischiano di demoralizzarci: la casa non è più in ordine come prima, non lavoro agli stessi ritmi né scrivo con la stessa regolarità.

Possiamo fare il massimo, ma non possiamo fare tutto: per trovare il tempo di lucidare l’argenteria dovremmo trascurare qualcos’altro di più importante. Il perfezionismo non è compatibile con l’essere buoni genitori. Cavoli, il perfezionismo non è compatibile con il vivere una buona vita!

D’altro canto è semplice fare le cose importanti se eliminiamo quelle secondarie.

Bisogna avere chiare le priorità.

  • Eliminare il superfluo, dalle cose da tenere in ordine (vedi diventare minimalisti), alle cose da fare. Nel dubbio, eliminare, si sbaglia di rado.
  • Costruire dei margini di sicurezza dove possibile: una buona indipendenza finanziaria, flessibilità nel lavoro, supporto sociale, forma fisica, riposo.

3) È impossibile ricambiare

Il genitore sopporta enormi fatiche per i figli. “Tanta gioia, nessun piacere”, dicono.

Quando diventi padre capisci davvero cosa hanno passato i tuoi genitori. Non è qualcosa che puoi ricambiare, né che da genitore ti aspetti di ricevere indietro. Tuttavia, lo si può trasferire: quello che i tuoi hanno fatto per te, tu puoi farlo per tuo figlio, loro nipote. È bello.

Certe cose vanno donate senza aspettarsi nulla in cambio.

  • Chiamare mamma e papà finché ci sono. Non ricambieremo ma gli daremo una gioia.

4) Il corpo umano è complesso

Ci vogliono circa 6 mesi affinché un neonato impari a stare seduto, tutto storto ed instabile.

Serve pratica non solo per controllare il nostro corpo, ma per qualsiasi competenza. Impariamo con la pratica e la ripetizione continua.

Da adulti diamo per scontato il nostro corpo e lo trascuriamo. Dovremmo ricordarci quanto sia fantastico e complesso e quanta fatica abbiamo fatto ad imparare ad usarlo. Ogni tanto la vita ce lo ricorda a modo suo: un incidente o una malattia possono richiedere mesi per guarire ed allora apprezziamo a pieno quello che ci manca.

Il corpo umano è complesso. Pensare di manipolarlo ed imporgli il nostro volere è sciocco, come il volere imbrigliare la natura. I ritmi artificiali della società moderna non sono compatibili coi ritmi naturali che il nostro corpo richiede, specie in una situazione di stress come quando si diventa genitori.

Bisogna rispettare il proprio corpo ed i suoi bisogni naturali.

  • Assecondare i ritmi naturali; quelli artificiali li abbiamo inventati noi per il bene della produzione industriale, non il nostro.
  • Ascoltare il proprio corpo e prendersene cura, senza diventare ipocondriaci!
  • Non interrompere la ripetizione (monotona) delle stesse attività da parte dei bambini: serve ad affinare le loro capacità, esserne infastiditi è l’unica cosa infantile.
E va bene, immagino ci sia chi è più bravo di altri. Photo by Edi Kurniawan.

5) Scherzi della memoria

”Fate un figlio, è la cosa più bella del mondo”
”Certo che i figli danno una marea di problemi a tutte le età!”
— La stessa persona, pre e post parto.

La memoria è uno strumento imperfetto, cui abbiamo accesso in modo diverso a seconda del contesto presente e di cosa ci evoca.

Davanti ad una donna incinta, le mamme evocavano la magia di quel periodo, la gioia dell’attesa, le aspettative e le novità. Che bello avere figli!

Quando invece vedevano le nostre occhiaie e le tracce di bava sulle felpe allora rievocavano le fatiche dei primi mesi, il dover gestire un bambino con le coliche, le notti insonni e le preoccupazioni. Che fatica avere figli!

Oggi il commento è diventato: A questa età sono così belli, magari rimanessero sempre così. Chissà cosa significa, immagino che lo scopriremo.

Non fidarti della tua memoria, né di quella altrui.

  • Se vuoi una parola di supporto, mostrati ottimista ed allegro. Gli altri vengono influenzati dal tuo atteggiamento in modo sottile ma determinante.
  • Se vuoi ricordare qualcosa in modo accurato, scrivila.
  • Esistono trucchi per manipolare il modo in cui ricordiamo certi eventi. Uno dei più famosi è la Peak–end rule. Se ne può approfittare.

6) L’asticella è bassa… per alcuni

Ho già parlato del doppio standard in occasione della nascita di nostra figlia.

Confermo quanto detto in quel articolo: l’asticella per valutare i papà è molto bassa. Quando porto mia figlia dal medico divento il papà esemplare. Mia moglie che fa 15 cose in contemporanea, tra cui portare la bimba dal medico, peraltro con più vigore e coordinazione di quanto non faccia io, è solo un’altra mamma.

In generale ci sono situazioni in cui la media è talmente scarsa che, con pochissimo sforzo, possiamo ottenere grandi risultati.

Un esempio è quello dei professionisti in ambito edile: sono così irreperibili, costosi e poco professionali che quando ne arriva uno che fa il suo lavoro senza distruggerti casa sembra di aver incontrato un unicorno.

D’altro canto, in altre situazioni in cui l’asticella è molto alta, ad esempio nelle competizioni sportive: puoi correre la maratona in 3 ore ma non aspettarti trofei, è pieno di podisti più forti di te.

Esistono frutti facili da cogliere e frutti difficili da cogliere.

  • Spesso ci sono delle possibilità nelle intersezioni: è improbabile che diventiate il miglior programmatore del mondo o il miglior scrittore d’Italia ma potreste diventare, con non troppa fatica, il miglior scrittore di programmazione italiano.
  • Essere il migliore è molto più difficile che essere tra i migliori. È improbabile che diventiate l’italiano più in forma, ma essere nel top 5% è facile: il 46% degli italiani è sovrappeso, 9 su 10 mangiano poca frutta e verdura, 1 su 4 fuma, 1 su 6 si ammazza d’alcol (Fonte: Ministero della salute).

Conclusione

Fare il padre è fico ma anche faticoso come poche altre esperienze. Tutti credono di sapere come si fa e vanno a braccio nel darti consigli. Non puoi arrivare dappertutto, ma ti basta poco per fare un buon lavoro, se assecondi i ritmi naturali ed il buon senso e ti fai furbo. Mi sembra una buona sintesi.

Copertina di Heike Mintel.

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