Smettere di lamentarsi

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C’è differenza fra lamentarsi e fare una critica costruttiva. Capirla è il segreto per smettere di lamentarsi.

La lamentela è fine a se stessa, non cerca soluzioni e non assume un ruolo attivo.

  • Che tristezza, domani piove;
  • Al lavoro non capiscono il mio valore;
  • Mi fa male il ginocchio, povero me.

La lamentela vuole empatia, non soluzioni. Quando mi lamento voglio che tu dica “hai ragione, il mondo è cattivo”. Se mi dai una soluzione il cattivo divento io che non la ho trovata prima.

La critica è cugina della lamentela, infatti parte dagli stessi argomenti negativi, ma adotta un atteggiamento attivo.

  • Domani piove, devo tenere d’occhio il livello del fiume;
  • Mi trattano male al lavoro, devo parlare con qualche collega per capire che cosa sto sbagliando;
  • Mi fa male il ginocchio, andrò dal medico settimana prossima.

La critica costruttiva incoraggia le soluzioni poiché mira a cambiare in meglio le cose.

Son cugine ma c’è un mondo di differenza.

La lamentela è nociva

Non lamentarti: di 10 persone con cui ti lamenti 1 ne soffre, 2 ne godono e 7 se ne infischiano.
— Un’altra lezione di mio nonno.

Arriva alla macchinetta del caffè un collega ed attacca a lamentarsi. “E questo, e quello e quest’altro”.

Se va bene mi defilo, “che seccatura!”. Se va male lo bollo come rompiscatole e farò di tutto per non doverci lavorare assieme, anche a costo di danneggiarlo. Lamentarsi con gli estranei non serve a nulla.

Supponiamo invece che a lamentarsi sia una persona cara. Mi dispiacerebbe molto e, da buon ingegnere, attaccherei a proporre soluzioni. Ma ricordiamo che la lamentela non cerca soluzioni, i miei suggerimenti saranno fuori luogo e fastidiosi, avrei dovuto empatizzare e basta.

Quando ci lamentiamo sentiamo forse il piccolo piacere di avere l’attenzione di qualcuno, ma sul lungo periodo facciamo solo danni.

Danni psicologici della lamentela

Mentre la gratitudine ha comprovati effetti positivi (🇬🇧), lamentarsi comporta danni psicologici. Scegliamo di concentrarci su quello che non va e coltiviamo un senso d’impotenza che innesca una spirale negativa verso il vedere un mondo sempre più tetro.

Danni sociali della lamentela

Anche sentire le lamentele altrui non è piacevole.

  • Se è una persona che amiamo stiamo male anche noi;
  • Se è qualcuno con cui siamo in competizione ce lo rende ancora più insopportabile;
  • Se è un estraneo ce lo fa evitare.

Esistono circoli di persone che si lamentano di continuo, uno dei quali ha miliardi di partecipanti ed un fondatore che dovrebbe prendere molto più sole.

Eh no Mr. Zuckerberg, i raggi UV non ce li riesce a mettere nel Metaverso, lei è destinato a restare pallido.

I social media sono pieni di lamentele, negatività, rabbia ed oltraggio. Gli algoritmi con cui i contenuti vengono premiati e mostrati alle persone sono tarati in modo da massimizzare il coinvolgimento. Un contributo oltraggioso e negativo ha più possibilità d’innescare tale risposta, d’altronde siamo fatti per ruminare sulle cose brutte.

Siamo anche fatti per provare empatia, quindi stare a sentire chi si lamenta fa stare male anche noi.

Il peggio è che chi si lamenta non ne trae beneficio, trova solo conferma della sua visione negativa delle cose e riproporrà altre lamentele in futuro.

Danni morali della lamentela

Il lamento è passivo, riguarda qualcosa che subiamo da vittime. Non riconosciamo che noi possiamo sempre fare qualcosa, anche se a volte non tantissimo.

La reazione ad eventi stressanti è influenzata da quanto controllo percepiamo di avere, lo si è notato in esperimenti su topi da laboratorio come negli esseri umani, ad esempio sul posto di lavoro. Se percepiamo di avere la possibilità di migliorare le cose allora anche le giornate più stressanti sono tollerabili. Se invece crediamo di non avere voce in capitolo e che dobbiamo solo sopportare senza vie di fuga allora i nostri livelli di stress saranno più elevati e la nostra soddisfazione, salute e felicità crollano.

Come smettere di lamentarsi

Dicevamo che c’è una sottile differenza fra lamentarsi e fare una critica costruttiva: cerchiamo delle soluzioni al problema e ci mettiamo in gioco.

Ecco dunque la soluzione: possiamo trasformarci in moderni Mida che trasformano ogni lamentela che incontrano in una critica costruttiva.

Ecco qualche esempio:

Lamento: mi fa male la testa, non mi sento bene, che palle!
Critica: ho mal di testa, quindi rallento col lavoro e mi godo un poco di riposo.

Lamento: non sono stato promosso, quel raccomandato di Giacomino sì.
Critica: non mi hanno promosso. Giacomino, posso chiederti consiglio per farcela?

Lamento: Il cambiamento climatico ci ucciderà tutti, non abbiamo un futuro.
Critica: Il cambiamento climatico è un bel problema, darò il mio contributo facendo pressione sui politici del mio comune.

La prima parte è sempre uguale: notiamo qualcosa che non ci piace. La lamentela si ferma lì mentre la critica costruttiva aggiunge qualcosa che possiamo fare per migliorare le cose. Possiamo sviluppare l’abitudine, quando ci accorgiamo di una lamentela, di fare il passo successivo. Non bei propositi, meglio azioni concrete da attuare quanto prima. Anche la scelta di non fare nulla e lasciarsi il problema alle spalle è valida.

Lamento: Il cane del vicino rompe le scatole.
Critica: Il cane del vicino rompe le scatole, me ne farò una ragione.

Le cose brutte esistono e non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia ma è anche vero che possiamo sempre fare qualcosa per non subire gli eventi. Anche quando il nostro contributo non è grande, avere un ruolo attivo migliora le cose, soprattutto la nostra percezione delle stesse.

Un ultimo avvertimento. Smettere di lamentarsi non è sempre possibile. A volte vediamo tutto buio e senza vie d’uscita e la forza di volontà non basta a tirarci fuori da quello stato d’animo. Ampie dosi di passeggiate all’aria aperta e lavorare per fare qualche salto mentale aiutano, ma dove non bastano bisogna coinvolgere un supporto professionale e qualche buon amico che ci dia una mano a tirarci su.

Approfondimenti

  • Perché alle zebre non viene l’ulcera? di Robert M. Sapolsky, contiene una bella presentazione dello stress, dei suoi effetti e delle tecniche per combatterlo. Presenta anche numerosi studi sull’impatto di un atteggiamento passivo (senza controllo sugli eventi) nei topi da laboratorio.
  • Mindset di Carol S. Dweck, presenta due tipi di forma mentis sulla base dell’atteggiamento verso gli errori, la crescita personale e la capacità di cambiare le cose. Illustra i benefici di una mentalità dinamica e propositiva rispetto ad una statica, arroccata sulla difensiva.
Copertina di Ryan Franco.

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