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I buoni propositi non servono a nulla

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I buoni propositi non sempre ci spingono verso la vita che vorremmo vivere. Esistono strumenti migliori?

Ogni anno dedico i giorni tra Natale e l’Epifania a fare due cose che ho sempre ritenuto importanti. La prima è fare una lista dei buoni propositi per l’anno che inizia.

I buoni propositi non servono a nulla - Obiettivi annuali
Dai che quest’anno spacco!

La seconda, è rivedere i propositi dell’anno passato, per capire dove ho fatto bene e dove devo migliorare.

La tartaruga più sfuggente mai vista…

Una volta alla settimana creo le mie liste delle cose da fare. Tutte importanti, tutte urgenti e tutte orientate nella direzione giusta per raggiungere i miei obiettivi annuali.

Si, magari!

Vivere di proposito in proposito

Un proposito non è altro che una promessa che facciamo a noi stessi. L’opinione comune è che siano utili per comportarci meglio e vivere una buona vita facendo leva sulla forza di volontà.

Invece penso che creino più problemi che altro.

I buoni propositi creano pressioni

Anche quando non è più attuale né utile, un proposito rimasto incompiuto è come un sassolino nella scarpa, infilato tra il plantare e la suola, che non riusciamo a togliere e che ci ricorda della sua presenza ad ogni passo.

Mi ricordano che ho mancato alla mia parola e mi sento in colpa.

Molti buoni propositi sono superficiali

Vengono a galla dal nulla, frutto di un momento di entusiasmo o di senso del dovere.

Dovrei fare di più per chi soffre.
Vorrei vedere l’aurora boreale.
Mi piace quella casa in stile barocco.

Li aggiungiamo alle nostre liste e ci lavoriamo su, spendendo tempo e risorse per raggiungerli anche quando questi propositi non sono in linea con i nostri valori.

Un proposito è spesso temporaneo

Quando sono superficiali e poco in linea con chi siamo e con chi vogliamo diventare, i propositi hanno vita breve.

Oggi vorrei diventare milionario. Tra due anni potrei accorgermi che, in realtà, non m’interessa il numero nel mio conto in banca perché sono già ricco sfondato a prescindere.

Un proposito è facile da fare, difficile da mantenere

Ci vuole poco per fare una promessa.

Ti porterò a Gardaland.
Mi comprerò una bella casa.
Non mangerò più dolci dopo cena.

Ben altra faccenda è mantenerla.
Meglio viaggiare leggeri che caricarsi di mille propositi da mantenere.

Come raggiungere un obiettivo

Se i buoni propositi non funzionano, chi potrà guidarci verso i nostri obiettivi? Partiamo dalle basi.

Perseguire un obiettivo è un po’ come cercare un tesoro nascosto.

Per raggiungere il tesoro dobbiamo fare 3 cose.

1. Scoprire dove si trova – Definire l’obiettivo

Innanzitutto, bisogna trovare un obiettivo che valga la pena seguire, la X della nostra mappa, sotto cui ci sarà il forziere pieno di dobloni d’oro.

Definire l’obiettivo sembra facile ma non lo è. Diciamo che il mio obiettivo è:

Vivere una buona vita

È forse l’obiettivo di tutti, ma che cosa significa? Nella nostra metafora della mappa del tesoro, un obiettivo del genere sarebbe come indicare una enorme X che copre tutto l’Oceano Pacifico.

Grazie, molto utile…

Vivere una buona vita.

Proviamo a raffinare l’obiettivo. Chiudo gli occhi, faccio due respiri profondi e mi immagino una scena.

C’è tanta gente attorno, tutti un po’ mesti, eleganti, qualcuno piange. È un funerale. C’è gente ad un pulpito, li conosco: sono amici, parenti, amori, persone che rispetto e stimo. Stanno dicendo qualcosa sul morto. Mi avvicino alla bara, dentro ci sono io.

Che cosa dicono dal pulpito? Chi lo dice?

Mia figlia dice che sono stato un buon padre. Mia moglie dice che sono stato un buon marito, una roccia in famiglia. Un caro amico dice che sono stato altruista. Il presidente dell’associazione di volontariato che sono stato generoso. Altri che sono stato saggio e curioso.

Queste testimonianze immaginarie mi parlano di quello voglio fare della mia vita. Voglio essere un uomo solido, coraggioso, curioso, socievole ed altruista. Voglio dare un contributo partendo dal piccolo della mia famiglia e poi allargandomi fin dove posso.

Adesso la X sulla mappa è più precisa e più utile.

2. Pianificare un percorso

Adesso che conosco le coordinate del tesoro, prendo la mappa e traccio la via migliore per raggiungerlo.

Seguo le scoscese scogliere a ovest, evitando la catena montuosa, quindi prendo per le pianure fino all’inizio della foresta dei grandi abeti, mi dirigo a sud fino alla costa. Aggiro la foresta infestata e svolto a nord. Viaggio per 3 giorni, infine, sotto una palma da cocco, ci sarà il tesoro. Argh.

L’uomo che voglio diventare è ben diverso da chi sono oggi. Oggi sono solo un “giovane” che cambia pannolini, ne devo fare di strada per diventare un bravo padre! E così su tutti gli altri aspetti della mia vita.

Non è pensabile fare tutto di colpo, bisogna fare un passo alla volta. Posso orientarmi con dei punti di riferimento, obiettivi importanti ma un po’ più piccoli.

Ad esempio, per essere un buon padre di famiglia dovrò provvedere ai bisogni materiali di miei cari ed allo stesso tempo essere presente e dedicare loro del tempo. Raggiungere una buona indipendenza finanziaria può essere un buon obiettivo intermedio. Una volta raggiunto posso impegnarmi nel sociale, ad esempio dando la caccia ai rompiscatole che danneggiano la mia comunità.

Questa sequenza di obiettivi non sono la destinazione finale ma solo punti di passaggio, riferimenti utili per capire che stiamo andando nella direzione giusta.

3. Mettersi in cammino

Da ultimo dobbiamo rimboccarci le maniche ed eseguire il piano. Non è qualcosa di sgradevole, che bisogna fare a colpi di forza di volontà e sacrifici. Può anche essere gradevole e rilassato, purché non ci facciamo distrarre dalle mille sirene che canteranno sul percorso.

Poi scopri che le sirene mica erano attraenti come t’immaginavi!

Bene, resistere, capito. Siamo a posto o serve altro?

Problemi lungo il percorso

A questo punto della nostra storia abbiamo una mappa, delle coordinate per il nostro obiettivo, dei buoni punti di riferimento e tanta forza di volontà, ma dovremo ancora affrontare alcuni problemi che possono farci smarrire.

Obiettivi inaccurati

Come detto, definire l’obiettivo non è facile. Anche facendo del nostro meglio, potremmo aver fatto degli errori di valutazione, o non essere stati a conoscenza di tutto quello che serviva.

Il nostro obiettivo potrebbe essere da tutt’altra parte, ed il percorso scelto essere inadeguato a raggiungerlo.

Ma qui non c’è nulla!

Un tipico esempio è la ricerca della ricchezza materiale. Potremmo dedicare decenni ad accumulare denaro, investire, speculare, lottare e sgobbare per poi svegliarci una mattina annoiati e fuori forma con una decappottabile che non abbiamo idea dove guidare. Era questo quello che stavamo cercando?

La nostra posizione

Anche con la miglior mappa ed un obiettivo ben chiaro, potremmo non sapere bene dove ci troviamo.

Lo stesso punto di riferimento che si trovava lungo la strada del nostro obiettivo potrebbe ora essere fuorviante e farci sprecare tempo ed energie.

Devo andare verso le montagne, giusto?

Prendiamo l’indipendenza finanziaria. Per tanti significa ritirarsi dal lavoro ed a prima vista sembra un obiettivo sensato anche nel mio caso, così potrò avere più tempo per la mia famiglia. Peccato che, una volta raggiunto un certo livello di robustezza, i benefici di ogni euro aggiuntivo si riducono velocemente. Rischiamo di confondere i nostri obiettivi con l’inseguimento di un qualche numero magico da vedere nell’estratto conto, numero che possa garantirci di vivere di rendita.

Se il mio obiettivo è provvedere alla mia famiglia, potrebbe essere sensato lasciare quanto prima il lavoro ben pagato che mi rende miserabile ed assente e, con un discreto margine di sicurezza, passare a qualcosa di più significativo e flessibile. Un punto di riferimento troppo rigido potrebbe farmi sprecare un decennio extra in ufficio a sgobbare per arricchirmi giusto un po’ di più, accumulando denaro extra che non userei mai e serve solo a mitigare le mie insicurezze.

Insomma, ogni punto di riferimento è utile solo se sappiamo dove siamo, il che non è sempre banale.

Il mondo muta

Ipotizziamo di avere una mappa fantastica, un GPS ed un obiettivo ben preciso. Saremmo a posto, se non fosse che il mondo cambia di continuo!

Cosa succede se la nostra foresta, punto di riferimento lungo la via per il tesoro di Barbanera, va a fuoco?

Ma non doveva esserci una foresta, qui da qualche parte?

Prendiamo ancora la questione dell’indipendenza finanziaria. Diciamo che 200.000€ sono il margine di sicurezza che ci serve. Questo riferimento è mutevole come se fosse appoggiato ad un budino!

Le nostre spese familiari sono andate diminuendo negli anni invece di salire, quindi la cifra dovrebbe abbassarsi. Potrei anche sviluppare una rara malattia che richiede cure costose ed il Servizio Sanitario Nazionale potrebbe darmi il due di picche, quindi servirebbero molti più soldi. O magari avrò una maturità tale da affrontare la morte col sorriso ed infischiarmene della malattia, quindi non rappresenta una spesa extra.

Anche il miglior piano è suscettibile alla mutevolezza del mondo.

Direi che abbiamo sollevato abbastanza problemi ed è tempo di soluzioni. C’è qualcosa che possiamo fare per raggiungere i nostri veri obiettivi in modo efficace?

Gli strumenti del buon avventuriero

Invece dei soliti buoni propositi, ci sono tre cose che possono davvero esserci utili per raggiungere i nostri obiettivi più importanti.

Una buona mappa

È vero che la mappa non è il territorio, ma rimane molto utile averne una. Una buona mappa della realtà è fondata su solidi principi immutabili che fanno da punti di riferimento.

Non è necessario avere una mappa super accurata, a volte meglio essere grossomodo nel giusto che esattamente nel torto. Ci servono una discreta comprensione della realtà e sani modelli mentali, assieme all’apertura per imparare dagli errori ed aggiornare la nostra mappa di conseguenza.

Useremo la mappa per orientarci e pianificare il da farsi.

Una bussola funzionante

Come una bussola indica sempre il nord, avere delle chiare priorità saprà indicarci cosa conta per il nostro obiettivo.

Possiamo costruirci una bussola definendo chi vogliamo diventare, ad esempio con l’esercizio del funerale, e mettendo in ordine d’importanza quello che salta fuori.

Se ci fossero solo tre parole sulla nostra lapide, quali vorremmo? Quella è una bussola.

Batté il mercato
— Starebbe bene sulla lapide di W. Buffet, ne sarà contento?

Useremo la bussola per prendere la direzione migliore ad ogni bivio.

Uno zaino coi rifornimenti

È inevitabile che prima o poi sbaglieremo strada e ci troveremo in difficoltà. Se viviamo sul filo del rasoio corriamo il rischio di non rimetterci più in carreggiata, ma se abbiamo un buon margine di sicurezza godremo una seconda possibilità.

Potrebbero tornare utili questi consigli per migliorare la propria indipendenza finanziaria. Non di soli Euro vive l’uomo, il margine di sicurezza potrebbe riguardare anche le reti sociali, le competenze o altro.

Useremo lo zaino coi rifornimenti per rimetterci in sesto in caso d’incidenti.

Foto di Sesha Reddy Kovvuri.

Ecco qua, abbiamo tre strumenti che davvero fanno la differenza.
Basta buoni propositi, ora vado a spaccarmi di gelato.

Approfondimenti

  • L’idea del cinquantenne pelato con la decappottabile è uno dei punti forti di T. Ferriss nel suo provocatorio 4 ore alla settimana. Se già non gradite sgobbare per qualcun altro, questo libro potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso.
  • Ho appreso il metodo del funerale per definire gli obiettivi di lungo periodo da Le sette regole per avere successo di S. Covey, libro che ancora oggi rappresenta la spina dorsale della mia organizzazione personale.
Copertina di Hermes Rivera.

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