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Il malsano bisogno di lavorare

Amici miei,

Giustifichiamo il bisogno di lavorare, sintetizzato dalla massima se non lavori muori di fame, con due vecchie argomentazioni:

  1. Il lavoro serve a mantenere in funzione il sistema economico attuale;
  2. Senza lavoro il mondo si riempirebbe di lazzaroni.

Queste vecchie argomentazioni hanno ancora senso, oggi?

Lavoro e sicurezza economica

Buona parte di noi, a meno di non essere del tutto finanziariamente indipendenti, lavora per un salario. Siamo dei mercenari che si danno da fare per un minimo di sicurezza economica, per soddisfare i bisogni della propria famiglia più una certa dose di bisogni indotti che ci procurino brevissime dosi di piacere.

Come discusso da John Kenneth Galbraith in La società opulenta, una società giusta non dovrebbe vincolare la sicurezza economica al lavoro, altrimenti espone le persone a grosse sofferenze in caso di disoccupazione, evento che spesso non dipende da loro.

Lavoro e benessere sociale

L’idea che lavorare per avere un reddito massimizzi il valore per la società poteva essere valida in passato, quando il sudore di tutti era fondamentale per la sopravvivenza della comunità, ma oggi, nella nostra società tecnologica, tale assunto è debole.

Per dimostrarlo lasciatemi raccontare una storia.

Un brillante ingegnere di nome Pino ebbe una idea: creare un sistema automatico per gestire le pratiche fiscali di tutta Italia. Ogni azienda e cittadino avrebbe ottenuto la dichiarazione dei redditi senza sforzo e senza pagare nulla; i legislatori avrebbero potuto aggiornare facilmente le regole di anno in anno; i controlli sarebbero stati automatici, immediati ed a tappeto; ognuno avrebbe pagato la quantità minima di tasse che deve allo Stato, senza escapologia fiscale o costose consulenze.

Che sistema fantastico, solo io sono emozionato al pensiero? Pino preparò una bella presentazione e la propose a politici, responsabili dell’Agenzia delle Entrate, lobbisti e chiunque contasse qualcosa.

La risposta? No, grazie. “Vedi, Pino, la tua idea lascerebbe a piedi 120.000 commercialisti e 40.000 dipendenti dell’Agenzia delle Entrate, distruggendo l’indotto attorno ad entrambi”. Pino creerebbe reale valore per tutti, ma come danno collaterale rovinerebbe le finanze di almeno 160.000 famiglie. Non si fa, non in pubblico almeno.

Vincolare la sicurezza economica al lavoro, in questo caso, limita l’innovazione ed il benessere sociale.

Forse è andata bene anche a Pino, dopotutto: se avesse fatto un buon lavoro ed il sistema fosse stato davvero facile da gestire ed aggiornare anche lui sarebbe diventato superfluo ed eliminabile. Fare bene il suo lavoro potrebbe farglielo perdere.

Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia potrebbe rimpiazzarci in molti lavori, creando valore per l’umanità intera, ma chi crea queste innovazioni diventa superfluo e perde la propria sicurezza economica, oltre a rovinare altri malcapitati lavoratori. Meglio non innovare e continuare a fare le solite cose in modo macchinoso e ripetitivo pur di mantenere lo stipendio!

Art 1: L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Guai a ridurlo! Foto di Michele Bitetto.

Lavoro e danno sociale

Sono sicuro che abbiamo qualche amico in comune, voi ed io, uno che sentiamo almeno un paio di volte a settimana: è l’operatore di call center che fa telemarketing sul nostro cellulare. Sa benissimo che sta rompendo le scatole ma deve fare lo stesso il suo lavoro: ha figli da mantenere e rate della macchina da pagare.

Sarò schietto, in fondo lo sappiamo tutti: il suo lavoro è truffare gli sprovveduti. Ma allora, non staremmo tutti meglio versandogli un reddito di cittadinanza così che possa evitare di fare un lavoro che ci danneggia? E che dire dello spacciatore di quartiere o dell’affiliato alla gang camorrista? Perché dobbiamo costringere le persone a danneggiare la società per portare a casa la pagnotta? Non ha alcun senso.

Abbiamo davanti, tutti i giorni, le prove che costringere le persone a guadagnarsi da vivere col lavoro non fa sempre bene né a loro né alla comunità. Eppure quanti di noi si sentono oltraggiati davanti all’idea dei sussidi e pensano che, se non costringessimo le persone a sudarsi il pane quotidiano, il mondo crollerebbe?

Un mondo senza bisogno di lavorare

Se veniamo pagati per lavorare faremo del nostro meglio per salvaguardare il lavoro in sé, anche a discapito della società. Ostacoleremo qualsiasi cosa che possa ridurre le nostre possibilità di ottenere un salario ed inseguiremo i soldi anche a costo di sacrificare la nostra morale, già messa così così.

E se rompessimo il legame tra lavoro e sicurezza economica, garantendo a tutti una esistenza dignitosa? Porterebbe le persone all’ozio oppure ad impegnarsi per qualcosa a cui tengono?

Vale la pena chiedercelo adesso che siamo negli strascichi di una pandemia globale, alle porte di un disastro climatico-ambientale per il quale nessuno sta facendo granché e molto ben avviati sulla sesta estinzione di massa di cui, francamente, ce ne infischiamo e basta. Di lavoro utile da fare ce ne sarebbe, solo che non è pagato. Come possiamo dirottare energie in quegli ambiti e toglierle dall’economia della truffa?

Io non ho un piano, ma ho un indizio del fatto che, senza bisogno di lavorare, molti si dedicherebbero a missioni importanti. Possiamo osservare chi già oggi non ha bisogno di lavorare: alcuni hanno avviato attività filantropiche, altri hanno donato gran parte del loro patrimonio ed altri ancora hanno semplicemente mollato il loro vecchio lavoro per uno nuovo che sia di beneficio alla loro comunità. Non sempre fanno quello che serve o è urgente, ma almeno fanno quello che li appassiona e, soprattutto, nessuno di loro vi telefonerà per la nuova offerta luce e gas di ENEL.

Mannaggia a te ENEL ed ai call center cui ti appoggi. Foto di Icons8 Team.

Nella nostra natura c’è la voglia di fare qualcosa di bello ed utile. Sarebbe ancora più evidente se non ospitassimo in casa chi fa soldi rimbambendoci.

Non tutti sono virtuosi, è vero, alcuni potrebbero non voler fare altro che oziare. Sarebbe un problema mantenerli? Ce la prendiamo forse con i panda allo zoo perché non fanno nulla dalla mattina alla sera mentre noi li sfamiamo e procuriamo loro partner sessuali che non vogliono?

Forse il problema è che detestiamo il dover lavorare per vivere e ci rode l’idea che qualcuno possa evitare di farlo, quindi costringiamo tutti, noi inclusi a dover lavorare.

Lavori che vanno fatti

Ci sono lavori sgradevoli che vanno fatti e per i quali è improbabile che troveremo volontari. Che fare?

Potremmo dividerceli: ognuno di noi darebbe il suo contributo nella misura in cui è necessario. Se ne è parlato per più di un secolo, nel quale si era riusciti a ridurre l’orario lavorativo, e per alcune aziende si trattava di una questione ideologica. Peccato che il processo si sia arrestato negli anni 40, sostituito dalla corsa alla crescita ed al consumo.

Le ore lavorative settimanali nella manifattura USA. Stabili dagli anni 40. Fonte Wikipedia.

Dividendoci i lavori necessari potremmo anche incentivare soluzioni innovative per ridurli. Ad esempio, supponiamo che si debbano raccogliere i pomodori e che nessuno voglia farlo. Oggi risolviamo il problema obbligando persone disperate a lavorare per la raccolta con stipendi bassissimi che rendono qualsiasi investimento per automatizzare il processo non conveniente.

In una società diversa, potremmo dover collaborare tutti nella raccolta e qualche mente brillante, odiando tale attività a cui non può sottrarsi, si attiverà per creare robot in grado di raccogliere ogni genere di frutta e verdura in maniera autonoma. Sarebbe un modo interessante per impiegare il tempo, eviterebbe di dover raccogliere a mano i pomodori e, non essendoci vincoli di ritorno economico da rispettare, sarebbe una soluzione perseguibile e sensata.

Tornare coi piedi per terra

Cari amici, so bene che queste riflessioni sembrano utopiche, e di sicuro non vedo una via chiara per giungere ad una società che faccia a meno della spinta del denaro per funzionare. Tale spinta, in certi ambiti, funziona alla grande e ci ha portato tante belle innovazioni (sto pensando a te, caramella al Crodino). Ciò non vuol dire che possiamo ignorare l’elefante nella stanza: ci sono situazioni in cui il bisogno di lavorare fa male a tutti.

Spero che abbiate comunque trovato l’idea stimolante, magari sarete voi a trovare una soluzione rivoluzionaria 💪

Copertina by Julia Koblitz on Unsplash